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-Riporto integralmente un articolo del Corriere di Ragusa-

MODICA - 01+07+2011
Cemento e betoniere cambiano il volto di una collina già violentata

Modica resta a guardare attonita lo scempio sulla collina dell´Idria
Tutto avviene con autorizzazioni e concessioni rilasciate da Sovrintendenza ed Ufficio Urbanistica, ma tutto ciò ha un senso ?
Duccio Gennaro

Signor sindaco, signor sovrintendente cosa succede sulla collina dell’Idria? Betoniere, cemento, squadre di operai, una palazzina da tre piani in cemento armato (nella foto). Dalle carte in possesso dell’ufficio e dell’assessorato all’Urbanistica tutto regolare. Le autorizzazioni ci sono, i visti sono a posto, la sovrintendenza ha dato il suo parere favorevole.

Il cantiere è stato riaperto dopo una pausa dopo aver «rivisitato» il progetto originario. Ma la domanda è; siamo sicuri che questo è il modo migliore per tutelare una città che si vanta di essere inserita tra i beni patrimonio del’Umanità dell’Unesco? Nel giorno in cui Legambiente regionale ha lanciato l’allarme perché i siti siciliani sono a rischio, da Agrigento a Selinunte, dalla Valle del Tellaro alle isole Eolie per attacchi di tutti i generi, sarà bene inserire a pieno titolo anche Modica ed il suo territorio perché non è certamente con colate di cemento ed edificazioni invasive che si tutela una collina che si affaccia sulla città, che è il belvedere naturale della «melagrana spaccata» e che è possibile ammirare da entrambi i monumenti patrimonio dell’Umanità, le scalinate di S. Pietro e di S. Giorgio. I dubbi sulla opportunità delle concessioni rilasciate restano intatti e non possono essere taciuti rispetto ad una sovrintendenza che da sempre dice di voler tutelare ambiente e territorio, che circoscrive e frena, opportunamente, lavori pubblici e privati, ma chiude un occhio, o peggio dà il suo visto, a costruzioni esorbitanti, fuori scala e fuori contesto.

La collina, già sfregiata da costruzioni che risalgono agli anni 60’, 70’ ed 80’, vive una pagina nera della sua storia e perde definitivamente il suo residuo fascino a cominciare dalla chiesetta dell’Idria che è stata sommersa negli anni da palazzine. Né basta giustificare questo ennesimo intervento con le costruzioni preesistenti, con i danni già inferti e mai sanati; non è certamente questa una giustificazione per continuare a perpetrare altri misfatti avvalendosi di regolamenti urbanistici e piani paesaggistici che si offrono a tutte le letture e si prestano a tante scappatoie. Dove la legge ed i regolamenti non arrivano dovrebbe prevalere il buon senso, il buon gusto, l’attenzione per il bene comune, ma certamente queste sensibilità non si imparano sui libri o limitandosi a leggere le carte. Modica ha una lunga storia di queste ferite e le porta con sé; dal quartiere della Catena dove un mostro di cemento per una sala parrocchiale fu autorizzato negli anni 90’ e poi bloccato per non venire mai rimosso, alla recente costruzione di una palazzina in via Fontana, prima autorizzata, sempre con la stessa trafila e gli stessi protagonisti e poi bloccata ed ora in attesa di essere sanata con un progetto di «urbanistica compensativa» con aggravio con le casse comunali e solo a danno compiuto.

L’ultima perla è la collina dell’Idria dove già l’allarme era stato lanciato due anni fa , dove al posto di un casolare di qualche decina di metri quadri è stato possibile realizzare una villa con vista sulla città. Su quel barocco che gli amministratori a tutti i livelli dovrebbero tutelare ma che evidentemente non riescono a fare tra l’indignazione dell’opinione pubblica che non riesce a capacitarsi della lontananza della sensibilità delle istituzioni.

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